Medaglia d’oro alla fedelissima Città di Pizzo

Pubblicato da Bimestrale “MONTELEONE” di Vibo V. in Storia · 5/7/2016 20:09:00
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Medaglia d’oro alla fedelissima Città di Pizzo (5/7/2016)
MEDAGLIA D’ORO
ALLA ” FEDELISSIMA ” CITTA’ DI PIZZO
PER LA CATTURA E LA MORTE DI G. MURAT
Estratto del Bimensile “MONTELEONE” – ANNO X – Marzo Aprile 2014 pagina 2
Nel contesto dell’importante articolo, con note inedite, redatto dall’avv. Calzona, credo sia utile per una ricostruzione storica del triste avvenimento, riportare alla luce notizie sulle medaglie distribuite alle autorità civili, militari, ed ai cittadini di Pizzo che si sono prodigati al pestaggio e alla cattura di Gioacchino Murat, con i resti del suo poderoso esercito composto da 75 soldati, di cui faceva parte anche un ottimo cuoco.
Proponiamo le preziose notizie storiche scritte dal notaio Raffaele Ruo, Certificatore Reale, e di conseguenza impiegato alle dirette dipendenze del di Ferdinando IV, pubblicate nel suo “Saggio Storico…”, stampato in Napoli nel 1832.
” Mentre tutto il Regno riposava in pace, e mentre il Re Ferdinando era occupato a riparare i mali sofferti, Gioacchino Murat, con disperato ardimento cercò tubarne la calma. Giunto improvvisamente alla marina del Pizzo, nella Calabria Ulteriore, vi sbarcò a mano armata con trentasette suoi seguaci, fra’ quali si noverò il generale Franceschetti per eccitarvi la rivolta, ed accendere la guerra civile nel Regno.
Entrato in quella Città ove numeroso popolo accorse a tal novità, disse: Riconoscetemi, lo sono il vostro Re Murat. A tali voci il popolo corse alle armi, e diretto dal capitano Trantacapilli, che vi era di stazione, attaccò Murat con tutti i suoi, che volendo difendersi tirarono più colpi di pistola, cui corrispose quella popolazione con altri colpi.
In questa mischia il capitano Pernice fu ucciso, ed il generale Franceschetti venne ferito, e sette persone estinte del seguito di Murat, il quale col ginocchio fracassato fuggendo co’ suoi verso Monteleone, inseguito dal popolo cercò per dirupate vie avvicinarsi alla riva del mare per imbarcarsi sovra -il bove, così chiamatasi la barca, facendosi strada a traverso de’ suoi nemici, ma sopraggiunto da quelli che l’inseguivano, il capitano Trentacapilli lo arrestò, e prigioniero co’ suoi fu condotto mal concio e pesto nel castello del Pizzo, ove da una commissione  marziale fu condannato alla pena capitale, per aver voluto rovesciare il legittimo governo, mettendo in rivolta il Pizzo, e violando le leggi sanitarie, tanto sacre ai dì nostri. Subì con indifferenza la morte nel 13 ottobre 1815.
In premio di sì segnalato servizio reso dalla Città del Pizzo, che fu decorata del titolo di fedelissima, il Re Ferdinando, fra gli altri privilegi concedutole, per eternare la memoria di tale avvenimento, che preservò la nazione Napoletana, e l’Italia da un cumulo di nuovi disastri, fece coniare una medaglia d’oro.
Volle che l’allora Sindaco, eletti e decurioni di quella Città, e tutti coloro che per l’avvenire occupassero nella medesima tali cariche portassero questa medaglia, cioè  il Sindaco pendente al collo sul petto attaccata ad un nastro rosso, e gli altri appesa alla bottoniera con nastro dello stesso colore della larghezza d’un oncia e quattro minuti (decreto del 18 ottobre 1815, e regolamento del 19 dello stesso mese ed anno), e non se ne potranno insignire che ne’ casi di pubblica rappresentanza, e durante il tempo dell’esercizio delle loro cariche.
Furono in seguito insigniti della simile medaglia, però d’argento, diversi individui che si distinsero particolarmente in quella circostanza, da poterla portare in tutti i giorni, essendo loro vietato di usare il solo nastro senza la medaglia pendente, sotto pena di essere privati di questa decorazione (regolamento del 5 giugno 1816) “.

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