Rocca Angitola è una delle tante cittadine calabresi abbandonate dagli abitanti nel corso dei secoli per motivazioni varie (alluvioni, frane, terremoti, ecc.). La Rocca Niceforo, nome antico della Baronia, venne abbandonata dagli abitanti nel corso del periodo che va dal XVII al XVIII secolo a causa sia dei terremoti disastrosi che all’epoca colpirono la Calabria e sia per le malattie endemiche che colpivano e facevano morire gli abitanti. Si pensa fosse la malaria anche se non c’è alcuna sicurezza. Pizzo in quel periodo, parliamo del Periodo della Dominazione Spagnola, era una Città importante grazie all’approdo della Marina  che consentiva il traffico costiero dalla Calabria alla Capitale ed oltre. All’epoca le strade erano ancora quelle romane, poche ed impraticabili. Esse inoltre erano soggette ai dazi imposti dai vari feudatari all’orquanto le merci transitacvano sui propri possedimenti. Per cui molti degli abitanti di Rocca Angitola si trasferirono a Pizzo costruendo ex novo il Quartiere a monte della Chiesa delle Grazie (o dei Morti). Io ho sempre desiderato che qualcuno mi portasse o mi indicasse la Via per giungere alla Rocca. Erano i primi di Novembre del 2001 quando giunge a Pizzo Pino P. proveniente da Genova, appassionato di paranormale. Tramite il contatto di un comune amico J.B. decidiamo di recarci alla Rocca, dove in passato qualche manifestazione paranomale sembra fosse avvenuta. Eravamo ancora impressionati dalla Via Crucis vivente dell’Aprile dello stesso anno per i forti stimoli  del soprannaturale e di fede che aveva impresso in noi. Dapprima tentiamo attraverso la stradina che sale dal Lago Angitola. Giunti nei pressi di un antico casale ci siamo fermati  perchè avendo trovato la strada sbarrata dovevamo deciderci sul da farsi. In lontananza la Rocca si mostrava a Noi attraverso i suoi forti bastioni, le sue abitazioni diroccate, le grotte ed i ruderi del Castello. Ridiscendiamo dal Casale ed imbocchiamo la strada che dal Bivio Angitola porta a  Maierato. Da li seguendo l’itinerario indicato nella foto siamo giunti proprio sotto il Castello della Rocca. La strada era sbarrata da un rudimentale cancello che indicava la proprietà pubblica (comunale) della Rocca Niceforo. A fianco della strada lato sinistro si apriva un passaggio sotterraneo molto antico nel quale non ci siamo introdotti a causa la mancanza dell’attrezzatura idonea. Proseguendo siamo passati attraverso quella che doveva essere il Portone d’ingresso. Almeno così ci disse l’amico Pino P. il quale sentiva le anime dei soldati morti in quel luogo durante le feroci battaglie che ivi si erano svolte per la conquista della Città. Giunti ai piedi del Castello girando a destra siamo andati verso quello che doveva essere in centro della Città. Le strade non esistono più in quanto completamente ricoperte dalle pietre delle abitazioni distrutte dai terremoti. Sono pietre particolari con un particolare colore rossiccio che si nota anche osservando le pietre del Castello di Pizzo. Infatti furono i Rocchesi che per ordine del Re dovettero farsene carico compreso la fornitura dei materiali. Portare grossi quantitativi di pietre a Pizzo e costruirvi il Castello fu un grosso peso per quella Comunità che per poco non la ridusse sul lastrico in quanto gli uomini per lavorare a Pizzo avevano dovuto trascurare i terreni di Rocca.
– Attenti! Attenti! dice l’amico J.B. avvertendoci che eravamo nei pressi di una profonda buca, che sono molto frequenti alla Rocca. Sono costruzioni interrate dalla forma di grosse giare completamente lisce all’interno, utilizzate per conservare l’olio o il grano. Una conservazione che era pure un nascondiglio e cioè un modo per proteggere il frutto di un anno di duro lavoro dei campi  dalle continue razzie dei Saraceni, molto frequenti nell’epoca medioevale. Di li a poco passiamo sopra un ponte dove la volta invece di essere semicircolare aveva una forma di cono molto allargato. Non avevo visto mai un ponte con quella arcata, gli influssi orientali erano molto evidenti. Di li a poco giungiamo presso i ruderi di una grande Chiesa dalla quale era rimasto in piedi solo il mura maestro che si vede nella foto. L’amico Pino B. ci fa cenno di stare zitti e di seguirlo. Ci porta dietro la Chiesa e ci chiede:
– Ma li sentite? Li sentite tutta questa gente pregare?
– Siamo nei pressi dei locali della Sagrestia, sento molte persone terrorizzate che pregano insieme!
Non so se per fortuna nostra ma Noi non essendo cultori delle scienze paranormali non sentivamo nulla. Risalendo incontriamo un luogo che doveva essere una piccola Piazza con i ruderi di una fontanella tutta ricoperta della vegetazione tipica e particolare di quel luogo. Ci sono piante mai viste se non in quel luogo. Piante strane che assumono forme particolari veramente lugubri. Durante l’estate tutta la Rocca era stata interessata da un vasto incendio per cui molta vgetazione era bruciata, aumentando in tal modo lo strano effetto che faceva a Noi  essere presenti in quel luogo.
– Guarda a sinistra in quell’anfratto? Mi disse l’Amico. Li c’è una prigione delle anime.
– Guardammo verso il posto indicato e notammo una strana fiammella accesa che non ci doveva essere proprio in quel posto a quell’ora. Feci una bella fotografia del fenomeno. Poi ci avvicinammo troppo e la fiammella non fù più visibile. Sarà stata impressione o illusione, non lo sò. Ma la foto con la fiammella accesa la conservo gelosamente ancora a distanza di 12 anni dai fatti.
Ormai era quasi notte per cui dovettimo riprendere la Via del ritorno, Man mano che scendevano i veli della notte il luogo diventava sempre meno tranquillizzante. Ritrovata la macchina a Pizzo siamo arrivati che ormai era notte. Ho fatto molte foto ed un bel video di tutta l’esperienza. Quelle che vedrete on line non sono quelle scattate in quell’occasione ne tanto meno il video. Tempo fa lo feci vedere a delle persone. Ebbero problemi. Da allora nessun l’ha più rivisto.

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