pezzo estratto dal libro di HORACE RILLIET “COLONNA MOBILE IN CALABRIA” del 1852:
Pizzo esisteva già nell’antichità; essa portava allora il nome di Napetia, e la sua posizione le ha sempre assicurato una certa importanza (secondo alcuni l’antico nome di Napetia apparterrebbe ad Amantea e non a Pizzo). Anche qui si trovano tracce del terremoto del 1783. Numerose rovine si vedono nell’interno della città senza che si pensi a costruire case nuove al loro posto. Del resto esse non deturpano affatto l’aspetto pittoresco e dirupato del posto.
Ai piedi della roccia, la spiaggia occupa un largo pezzo in parte coperto dalle abitazioni, tra le quali c’è un graziosissimo palazzo in cui abitò Sua Maestà durante il nostro soggiorno. Questa parte bassa della città è abitata soprattutto dai pescatori. La principale pesca che si pratica a Pizzo è quella del tonno, che è un importante prodotto di commercio. Il porto del resto è molto brutto e solo alcune feluche vi si fermano. Per maggior sicurezza le tirano persino sulla spiaggia.
Avendo sentito parlare di una grotta del genere della grotta azzurra mi unii al gruppo di D., del grande R. e di G. per farci condurre sul posto. Il mare era mosso e avemmo qualche difficoltà a resistere alle ondate che venivano ad infrangersi con violenza contro le rocce, ma per fortuna arrivammo a questa grotta meravigliosa che si estende lontano sotto le rocce di Pizzo. L’acqua che vi filtra attraverso la volta e cade sui curiosi sotto forma di piccole cascate le è valso il nome di centomila fontane.

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