“ Quando una tradizione raccoglie abbastanza forza per andare avanti nei secoli, non può essere cancellata in un solo giorno” .
… la folla che si assiepa ai lati della piazza, alle finestre e ai balconi illuminati,emana l’inquietudine e lo struggimento dell’attesa.
Le fiamme dei ” frachi” vincono l’oscurità,l’illuminano violentemente,ingigantiscono le case,dilatano i volti delle persone,aprono spiragli biancastri nei vicoli soffocati della notte.
La brezza del mare si mescola con l’odore acre del fumo.
Sul vocio della folla si leva melanconico il grido del venditore di noccioline. Il tamburo suona il suo lamento di morte.
La folla ha un guizzo nervoso,ondeggia il priore manda il segnale, l’aria vibra di emozioni.
Arriva la Madonna- il volto bianchissimo contrasta con il nero delle vesti e su di esso le fiamme creano reverberi di una luce irreale. Dalla parte opposta con una corsa concitata arriva San Giovanni, la folla è ora in preda all’estasi, il tamburo è vicinissimo,uomini e donne cantano nenie tristissime,accorate in un’atmosfera ricca di emozioni che, trascendono il tempo e lo spazio.
L’animo esplode-arrivano le lacrime.
Gesù morto…è allora : il figlio morto, il marito morto,gli amici perduti,l’Affrundata della giovinezza,della caducità della vita dell’uomo, dell’angoscia incognita di chi lavora per mare.
Le fiamme dei ” frachi “avvolgono la folla,la riscaldano,la consolano; nella notte dorata salgono a spirali verso il cielo, si aprono in magnifiche vampate e muoiono poi in migliaia di scintille luminose,che si posano sul capurro, sulla corona di spine,sul cuore trafitto di Maria.

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