Molte volte, dentro di me, mi pongo la domanda “Pizzo ha un futuro oppure è una cittadina destinata a morire come ha iniziato a farlo il nostro Centro storico? Quale futuro è concretamente ipotizzabile per la nostra amata città?”
Il passato lo conosciamo, è stato un passato brillante che ha visto Pizzo al centro delle vie commerciali terrestri e marittime del centro della Calabria. Nei depositi della Marina arrivavano olio, vino, grano, ferro, armi, ecc. destinati ad essere imbarcati all’interno del suo porticciolo naturale sulle piccole navi della marineria pizzitana e da quì essere portati ad Amalfi, a Napoli, Roma, e financo a Marsiglia. Come località turistico balneare da sempre ha attirato le popolazioni dell’interno che da noi venivano a fare i bagni nel periodo estivo. Venivano con ogni mezzo (carrozze, traini, ecc.) si portavano le proprie masserie ed alloggiavano a Pizzo per periodo non inferiori al mese. Sotto l’aspetto commerciale a Pizzo venivano a fare acquisti da ogni dove tanto erano di alto livello qualitativo i propri negozi. Per le calzature e l’abbigliamento avevamo un vero e proprio primato che in certi periodo ha dato vita a produzioni vere e proprie. Il trascorrere del tempo non è stato clemente con la nostra città infatti se si guarda la serie seguente potete osservare che i Pizzitani residenti a Pizzo sono attualmente in un numero inferiore a quello del 1901. Mentre Vibo ed altri centri sono cresciuti  Pizzo non cresce, ma riesce con fatica a mantenere costante il numero degli abitanti grazie all’apporto della folta comunità di Rumeni. Ma a parte Vibo che cresce gli altri centri abitati del circondario hanno intrapreso una china discendente che se non si prende qualche provvedimento li vedrà diventare dei paesi abbandonati come Rocca Angitola, Briatico vecchio e così via.
Pizzo che nel 1861 aveva 7.703 abitanti (minimo), diventati 9.560 nel 1961 (massimo) adesso nel 2012 conta 8982 abitanti.
Vibo Valentia che aveva nel 1861  un numero di 11.566 abitanti ora ne conta 33.118.
Francavilla Angitola che aveva nel 1861 un numero di 1.461 e che nel 1961 che contava 3.685 ora viaggia intorno ai 1979.

Se questa è la premessa cosa possono fare i Pizzitani rimasti, per una ripresa a tutto tondo della propria città. I progetti strategici ed i piani operativi per essere realistici non devono essere fondati su speranze, sogni e aspettative. Ma devono individuare linee di sviluppo fondati su opportunità concrete e che sono già esistenti. Per crescere dobbiamo partire da quello che già abbiamo e non quello che vorremmo avere. E Pizzo ha tanto da  conservare e valorizzare:
  1. Il Mare;
  2. Le Scogliera dei Prangi, di Centofontane, e della Madonnja;
  3. La Grotta Azzurra, la Grotta dei Buoi, la Grotta dei Pirati della Seggiola e le altre varie Grotticelle che numerose si aprono lungo la scogliera dei Prangi;
  4. Lo scoglio della Catena (da dove partivano le reti della Tonnara)
  5. La Tonnara della Seggiola ancora in buon stato di conservazione;
  6. Le spiagge di sabbia grossa e bianca che esistono solo all’interno del Golfo di Sant’Eufemia e che sono pieni di pietre multicolorate che nei tempi antichi venivano considerate preziose;
  7. La Pineta di Colamaio e quella soprastante il Viadotto Autostradale Costiera di Pizzo ;
  8. Il Lago Angitola;
  9. Il Patrimonio storico-archeologico (Il Castello, i Molini, i monumenti vari e da ultimo la città perduta di Rocca Angitola );
  10. Il Patrimonio artistico-religioso (Le Chiese con i propri arredi e beni sacri, la Cripta di tumulazione della Chiesa delle Grazie, i ruderi dell’ospedale del Carmine, ecc);
  11. La Chiesetta di Piedigrotta;
  12. Il Patrimonio urbanistico ambientale (tutto il Centro storico medioevale con i suoi Palazzi, le sue Vie e Vicoli, le imponenti mura che lo circondano, la Rupe della Marina, il Borghi Marinari della Ficarazza e quello splendido della Seggiola) 
  13. La tradizione Marinara (Tonnara);
  14. Le Industrie del tonno;
  15. L’industria dell’Accoglienza (Villaggi Turistici, Alberghi e ristoranti, bar e pizzerie, Lidi Balneari e vari);
  16. Le produzioni gelatiere sia a livello artigianale che industriale;
  17. Le attività commerciali.

Nel mentre Pizzo ha perso:

  1. Tutti gli Uffici pubblici (Capitaneria, Tenenza di Finanza, Ufficio del Registro, Pretura ed ora il Giudice di Pace;)
  2. Il Carcere;
  3. Tutti e tre i Cinema Teatro esistenti;
  4. Tutte le Aziende di produzione del Tonno che si sono trasferite nei Paesi Vicini;
  5. La fabbrica di corde della Marina di Pizzo;
  6. I Cantieri di Produzione di barche di legno della Marina e della Seggiola;
  7. Le produzioni di mobili fatte dai maestri falegnami;
  8. Tutte le Cantine (luoghi per la vendita e la mescita del vino con somministrazione di pasti) molto diffuse su tutto il territorio pizzitani;
  9. il Commercio del Carbone;
  10. il commercio all’ingrosso di olio e vino;
  11. la produzione significativa (esportazioni) di zibibbo e uva da tavola che venivano prodotti sulle collie che circondano Pizzo;
  12. la Marineria di Pizzo completamente distrutta;
  13. la piccola pesca ormai caduta in disuso;
  14. i famosi “Vagneri” che mentre prima portavano ricchezza ora portano problemi. Vengono con i propri mezzi le mattine d’estate, bivaccano tutto il giorno sulle nostre spiagge, fanno i bagni di mare, mangiano quello che si sono portati dal paese e le sera ritornano nelle proprie abitazioni nei paesi circostanti Pizzo. A Pizzo spendono poco o quasi niente.
  15. Le attività commerciali ormai si sono ridotte al lumicino e quelle poche che riescono a vivacchiare lo fanno con grandi sacrifici. Al Centro storico se si escludono le sere d’estate ormai non c’è più nessuno e quindi le attività commerciali on hanno motivo d’esistere. Quelli di Via Nazionale subiscono la concorrenza di ben 4 supermercati compreso l’ultimo di prossima apertura, che diventano cinque se si considerano quelli vicinissimi di Sant’Onofrio. Uno o al massimo due andavano bene, ma ora sono diventati troppi, si faranno una concorrenza sempre più spietata che stritolerà i pochi esercizi commerciali rimasti per poi alla fine soccombere anche loro stritolati da strutture ancora più grosse come i DUE MARI e VIBO CENTER. Il Commercio è un servizio reso alla Comunità che non può essere lasciato allo sbando come ora avviene ma deve trovare idonee forme di garanzie e sopravvivenza.
  16. Il Centro di lettura con migliaia di volumi dove io mi sono formato non esiste più senza che le biblioteche distribuite nelle scuole sia mai state in grado di sostituirlo.
  17. Il Mercato della Piazzetta, cioè il cuore del Paese, ormai da molti anni non batte più. Solo qualche  mattina qualche contadino vi porta i prodotti del proprio orto.

17 a 17 . In Matematica sono un Pareggio ma nel Sociale, invece, sono una sconfitta.

 E’ la sconfitta di tutte le Amministrazioni comunali che si sono succedute dalla fine della guerra ad oggi. Basta guardarsi intorno per notare subito che anche quei paesi che hanno visto diminuire gli abitanti sono cresciuti nel campo dei servizi, dell’urbanistica, della viabilità, dell’istruzione, della sanità, della ricchezza, ecc. Basta fare qualche confronto con Tropea per diventare perdenti sotto tutti gli aspetti.

Descrizione beni ad utilità sociale Tropea Pizzo
Porto turistico SI NO
Ospedale SI NO
Agenzia Entrate SI NO
Teatro SI NO
Circonvallazione SI NO


Per Noi invece le cose continuano a peggiorare vedi l’Ufficio di collocamento chiuso l’altro giorno tra l’indifferenza generale, vedi l’Ufficio Postale di Pizzo Marina del quale non si rivede l’apertura nonostante l’Amministrazione Comunale avesse offerto gratis i locali del Giudice di Pace, altro servizio pubblico prossimo ad essere perso.
Ma il vero guaio, il più grosso, è che mentre altre realtà tentano di trovare delle soluzioni a questi problemi, qui da noi ci si comporta come un malato terminale di tumore che ha rinunciato alle cure dei medici.
I punti di forza e cioè  gli strumenti curativi per non soccombere, su cui secondo me bisognerebbe puntare per il futuro, sono:

  1. Il Turismo nelle varie forme di turismo balneare (mare, spiagge e scogliere), religioso (Piedigrotta e le 10 Chiese di Pizzo), culturale (il Castello e  Re Gioacchino Murat);
  2. Il Turismo gastronomico (il Gelato di Pizzo, l’elevata qualità e la specializzazione marinara degli esercizi di ristorazione);
  3. L’industria dell’accoglienza attraverso una rete diffusa di B&B (già esistente) sull’intero territorio comunale e promuovendo la nascita di piccoli alberghi a dimensione famigliare;
  4. Creare un’associazione tra i proprietari di case da affittare durante il periodo estivo, numerosissimi nel territorio comunale, il duplice scopo di ridurre, centralizzando, i costi di manutenzione dei fabbricati e consentendo una politica uniforme degli affitti;
  5. Rivedere l’urbanistica e l’arredo urbano di tutto il Centro storico, così come hanno fatto centri più grossi di Pizzo (Catanzaro, Cosenza, Lamezia Terme, ecc.) affidandone la progettazione ad architetti esperti e competenti che lo rendano vivibile, piacevole e facile da frequentare. Un Centro storico vivo e vitale è di fondamentale importanza per tutte le Comunità che vogliono vivere il proprio futuro. A Pizzo certe mattine d’inverno trovare qualcuno per le strade è una ricerca faticosa e quasi impossibile. 
  6. Al Centro la gente ci va soprattutto per fare le proprie spese di articoli di abbigliamento ed accessori, così come pure avveniva a Pizzo fino a qualche decennio fà (famosi i negozi di Caruso, Tarzia, Ceravolo, Jovine, ecc.). Ora al Centro di Pizzo ci vengono a comperare la droga, molto abbondante soprattutto nelle prime ore del pomeriggio. Ma una volta chiusi riaprirli con la magia non è possibile. Ne tanto meno vale fermare i Centri Commerciali sempre più numerosi della Nazionale. Ne si può vivere un anno con la sola Fiera di Tutti i Santi. Eppure in giro vi sono realtà come Altomonte dove organizzano tra fiere del pane, del vino, dell’uva, ecc., Festival del teatro e vari una manifestazione per tutti i giorni dell’anno. Il loro paese in tal modo è sempre pieno di gente. E a Pizzo cosa si potrebbe organizzare e soprattutto a spese di chi? Un bel Festival della Tonnara sponsorizzato dai tre produttori principali di tonno in scatola di Pizzo potrebbe anche starci. Un Festival del GELATO per l’elevato numero di produttori di Gelati con sede nel territorio di Pizzo, che dovrebbero farsi carico delle spese, starebbe altrettanto bene. Le nostre strutture alberghiere per vendere i posti letto vanno a Milano, mentre potrebbero benissimo organizzare una Borsa del Turismo quanto meno a livello regionale o insieme alla Sicilia. Se poi si passa ai prodotti agricoli, invece di lasciare i nostri agricoltori nelle mani degli speculatori se non della delinquenza perchè non organizzare sotto Natale una Fiera degli Agrumi con rilevanza interregionale che fissi i prezzi delle arance della prossima raccolta e di quella in corso, lo stesso dicasi per l’olio ed il vino. Insomma quello che a noi manca non sono le risorse naturali delle quali il Buon Dio ha regalato molto al Meridione d’Italia ma la voglia di intraprendere e di rischiare. E’ la mancanza di una cultura d’impresa che ci impedisce di crescere e svilupparci come potremmo. In conclusione di questa mia piccola fatica spero che qualche giovane giunga fino alla fine  della lettura e ne tragga insegnamento per il proprio futuro.